Addio al poliedrico Orio Galli
L'artista Orio Galli si è spento il 31 agosto 2025 all’età di 83 anni, lasciando un’eredità fondamentale nella storia della grafica e della cultura visiva della Svizzera italiana.
La notizia della sua scomparsa è stata diffusa il giorno successivo dal Centro Culturale Chiasso, istituzione alla quale l’artista aveva donato il proprio vasto archivio, contribuendo ad arricchirne in modo significativo le collezioni e la memoria storica.
Pittore, graphic designer, illustratore, calligrafo e docente, Galli era nato a Milano il 15 ottobre 1941, per poi trasferirsi con la famiglia in Ticino, a Besazio, durante l’infanzia.
Dopo gli studi a Lugano e l’apprendistato come grafico-vetrinista, proseguì la propria formazione a Zurigo presso la Kunstgewerbeschule, dove all’inizio degli anni Sessanta ebbe modo di conoscere Oliviero Toscani.
Nel 1963 ottenne il certificato federale di grafico a Bienne, diventando il primo ticinese a conseguire l’attestato cantonale di grafico.
Nel 1968 aprì il proprio studio a Caslano, dando inizio a una lunga carriera che avrebbe segnato profondamente il panorama della comunicazione visiva svizzera.
Impossibile riassumere in poche righe la vastità della sua produzione.
Tra le opere più emblematiche resta il manifesto “Ticino: terra d’artisti” del 1984, considerato ancora oggi una svolta nella comunicazione turistica del Cantone.
Con quell’immagine, Galli riuscì a superare gli stereotipi folkloristici allora dominanti, introducendo una nuova identità visiva più contemporanea, colta e internazionale.
La sua ricerca grafica si è sempre distinta per una tensione costante tra rigore progettuale e libertà espressiva.
Nelle sue opere convivevano geometria e gesto spontaneo, ordine e improvvisazione, precisione tipografica e segno pittorico. Questa cifra stilistica rendeva immediatamente riconoscibile il suo lavoro, sia nei manifesti sia nei loghi, nelle copertine editoriali o nei disegni satirici pubblicati sui giornali.
Centrale nella poetica di Orio Galli fu anche il rapporto con la calligrafia, elemento che trasformò in una vera e propria forma d’arte autonoma. Per lui la scrittura non era soltanto comunicazione, ma gesto visivo, ritmo e materia espressiva. Le sue celebri “Galligrafie” (termine che univa ironicamente il suo cognome alla pratica calligrafica) erano composte da segni insieme eleganti e graffianti, capaci di diventare immagini, emozioni e movimento. Influenzato sia dalla tradizione della grafica svizzera (si vedano anche le assonanze con le opere di Mumprecht) sia dalla pittura informale e dalla cultura orientale del segno, Galli sviluppò un linguaggio personale in cui lettere e pennellate si fondevano in composizioni dinamiche e fortemente evocative.
Il tratto manuale occupava un ruolo essenziale nella sua ricerca. Pennellate nere, alfabeti destrutturati e segni rapidi diventavano strumenti poetici in opposizione alla freddezza della grafica puramente tecnica o digitale. Nei suoi “grafismi” il segno calligrafico si avvicinava spesso all’astrazione e all’espressionismo gestuale, facendo convivere pittura, illustrazione e satira in un unico linguaggio visivo.
Questa dimensione fu anche al centro della mostra “Galli | Lodewijk | Vogt – Gesto linea e forma”, ospitata allo spazio78 di Lugano-Cassarate nel 2010 e curata da Aymone Poletti. L’esposizione metteva in dialogo il lavoro di Galli con quello degli altri artisti, approfondendo il tema del segno, della linea e delle superfici geometriche.
Il percorso evidenziava la forza espressiva del gesto calligrafico di Galli in enormi tavole acquarellate e la continua ricerca dell’artista attorno alla relazione tra forma e libertà creativa.
Profondamente legato al Centro Culturale Chiasso, Orio Galli è stato celebrato nel 2023 dal m.a.x. museo con la grande mostra antologica “Orio Galli. Grafica e grafismi”, curata da Mario Piazza e Nicoletta Ossanna Cavadini.
L’esposizione ripercorreva oltre cinquant’anni di attività attraverso manifesti, schizzi, opere pittoriche e materiali d’archivio, mettendo in luce la straordinaria evoluzione del suo linguaggio artistico.
Nel 2024 l’artista era simbolicamente tornato negli spazi del museo con la mostra “Archivi grafici”, ulteriore testimonianza del legame profondo tra la sua opera e la memoria culturale del territorio.
Con la scomparsa di Orio Galli viene meno una figura chiave della grafica contemporanea ticinese e svizzera. Rimane però intatta la forza del suo segno: umano, graffiante, ironico, poetico e inconfondibile. Un’eredità artistica che continua ancora oggi a raccontare il valore della creatività come gesto libero, personale e profondamente vivo.




Commenti
Posta un commento