Il sognatore è Giovanni Querini. Il suo gesto più radicale, quello di destinare alla collettività l’intero patrimonio di famiglia, diventa oggi la matrice stessa del progetto. The Dreamer è la mostra che attraverso il nuovo concept e allestimento della collezione, che vede capolavori come quello di Giovanni Bellini, per citarne uno per tutti, intrecciarsi a interventi di sei artisti contemporanei e a citazioni cinematografiche dal film Senso di Luchino Visconti – ci guida nei sogni e nelle passioni del fondatore, di sua sorella Caterina, della sua famiglia e del suo tempo che diventa sorprendentemente anche il nostro, in una sorta di qui e ora che sovverte la cronologia del tempo lineare e introduce alla responsabilità dei sogni e della prospettiva sull’avvenire.
Il vero sognatore è Giovanni Querini e il suo gesto più radicale, quello di destinare alla collettività l’intero patrimonio di famiglia, che diventa oggi la matrice stessa del progetto.
La mostra The Dreamer è una sorta di macchina temporale. Un dispositivo di montaggio. Un ambiente di percezione che organizza il tempo attraverso lo spazio e lo spazio attraverso il movimento del corpo. Ogni sala agisce come una sequenza dove le opere entrano in relazione come le immagini nel montaggio cinematografico: si rincorrono, si illuminano reciprocamente e il visitatore/spettatore non occupa mai una posizione stabile, ma è costretto a negoziare continuamente distanza e prossimità, immersione e distacco, contemplazione e attraversamento.
Il percorso non è mai cronologico ma emotivo, discontinuo, stratificato, le opere nel set/palcoscenico dell’immaginario, retroagiscono, si contaminano e fanno eco di anticipazioni, apparizioni e sparizioni che ognuno costruisce inconsapevolmente costruendo una condizione narrativa che attiva una tensione tra ciò che si vede e ciò che resta fuori campo.
Ogni sala allude sempre a un altrove invisibile, non termina nel proprio perimetro ma continua nello spazio successivo, nella memoria della stanza precedente, nell’aspettativa di quella futura e mentre si cammina si editano forme di scrittura spaziale. Tutto partecipa alla costruzione di una esperienza critica del saper vedere e sognare, anche nella persistenza delle immagini dopo la loro scomparsa, fuori dalle sale, sotto forma di memoria e incanto.
Oltre 170 opere della Collezione costruiscono il set, lo spazio scenico del film: dalle Sibille di anonimo veneto alle Scene di vita veneziana di Gabriel Bella, dal nucleo di Pietro Longhi fino a capolavori come la Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini, il San Sebastiano di Luca Giordano, i ritratti e la Madonna con Bambino di Palma il Vecchio, in cui si innestano le opere di sei artisti contemporanei: Oracoli di Giusy Calia trasforma la Fondazione in un luogo iniziatico attraverso un dispositivo simbolico e visionario tra memoria e inconscio. Specchi di Silvia Giambrone ribalta la funzione riflettente in superficie critica, dove lo specchio non restituisce identità ma genera distanza, interrogando dinamiche di potere e relazioni invisibili. Acquerelli astratti di Emanuele Becheri traduce la forza incontrollata dell’acqua in visioni pittoriche e sonore, tra documento e tensione percettiva. Sogno infrangibile di Daniela De Lorenzo, concentra nel gesto delle mani una dimensione di cura e sospensione, una forma di resilienza immaginativa che continua a produrre visioni anche dopo l’impatto con la realtà. Cavallo di Davide Rivalta, è l’apparizione enigmatica dell’altro, dell’essere vivente non umano, presenza silenziosa e perturbante. In tempo reale, di Chiara Bettazzi espone il processo creativo emerso dall’incontro con lo spazio e l’oggetto trovato, che compone l’opera instabile e inaspettata che entra in gioco nel momento esatto della sua necessità.
Parte integrante del progetto è la dimensione sensoriale, esaltata dai preziosi tessuti Bevilacqua, Fortuny e Rubelli che avvolgono gli ambienti, mentre suoni evocativi e il profumo, affidato alle fragranze di The Merchant of Venice, contribuiscono a costruire un’esperienza immersiva, stratificata, vere e proprie geografie sensibili. La mostra The Dreamer è stata realizzata grazie a Boscolo Bielo Ivano, Edra, Fondazione Seltzer, Fondazione Teatro La Fenice, Fortuny, Modelleria Scledense, Nicolao Atelier, Ottart, Rubelli,Tessitura Luigi Bevilacqua, The Merchant of Venice.
The Dreamer è così una sorta di macchina temporale, un dispositivo di montaggio, un ambiente di percezione che organizza il tempo attraverso lo spazio e lo spazio attraverso il movimento del corpo.
Ogni sala agisce come una sequenza dove le opere entrano in relazione come le immagini nel montaggio cinematografico: si rincorrono, si illuminano reciprocamente e il visitatore/spettatore non occupa mai una posizione stabile, ma è costretto a negoziare continuamente distanza e prossimità, immersione e distacco, contemplazione e attraversamento. Il percorso non è mai cronologico ma emotivo, discontinuo, stratificato. Oltre 170 opere della Collezione costruiscono il set, lo spazio scenico del film di una vita, in cui si innestano i lavori di sei artisti contemporanei: Emanuele Becheri, Chiara Bettazzi,
Giusy Calia, Daniela De Lorenzo, Silvia Giambrone, Davide Rivalta.


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