A proposito di Cleto Munari

La scomparsa di Cleto Munari (spentosi ieri a 95 anni) non rappresenta soltanto la perdita di uno dei protagonisti più eclettici del panorama culturale italiano, ma segna idealmente anche la fine di un'epoca irripetibile: quella dei grandi "tessitori di relazioni" dell'alto artigianato e dell'architettura d'avanguardia.

Spesso accostato per pura omonimia a Bruno Munari, Cleto non condivideva con il maestro veneziano alcun legame di parentela, né, tantomeno, la filosofia progettuale. 

Se Bruno è stato il teorico della semplicità democratica, della sottrazione e del design industriale accessibile a tutti, Cleto ha incarnato l'esatto opposto: l'editore del lusso, dell'esclusività e della preziosità. Due percorsi paralleli e straordinari che hanno ridefinito il Made in Italy da angolazioni culturali invertite.
Cleto Munari non è stato semplicemente un designer; è stato un formidabile catalizzatore, un uomo capace di far dialogare visioni apparentemente distanti e di tradurre l'utopia teorica in oggetti d'uso quotidiano di straordinaria preziosità. 

Il fulcro del suo valore risiede nella sua intuizione fondativa, nata a metà degli anni Settanta dall'incontro intellettuale e dall'amicizia con Carlo Scarpa. Munari comprese che il design industriale di massa rischiava l'omologazione e decise di percorrere una strada ostinata e contraria: quella della nobilitazione dell'oggetto attraverso l'oro, l'argento, gli arredi e i complementi, trasformando l'artigianato d'eccellenza in pura espressione artistica da collezione.
Attraverso la Cleto Munari Design Associati, ha saputo così orchestrare un cenacolo creativo globale, spingendo maestri assoluti come Ettore Sottsass, Gio Ponti, Achille Castiglioni, Vico Magistretti e persino architetti internazionali come Mario Botta o Hans Hollein, a misurarsi con la micro-architettura di un gioiello, di una penna o di una posata. Poesia dell'oggigiorno nell'uso quotidiano.

La sua estetica, intrisa di una profonda sensibilità per la materia e per il colore (ereditata dal sodalizio con Scarpa e Sottsass, del quale troviamo spesso le impronte distintive), ha dimostrato che la funzionalità non deve mai abdicare alla bellezza, alla provocazione intellettuale o alla raffinatezza formale.

Ed è questo acume che fa sì che oggi le sue opere siano custodite in oltre cento musei internazionali, tra cui il MoMA e il Metropolitan Museum of Art di New York, a testimonianza di come la sua visione abbia superato i confini nazionali. Con la sua scomparsa, il mondo del progetto perde una figura geometrica e poetica unica: un visionario che ha saputo fondere l'arte, l'architettura e l'alto artigianato con un'eleganza colta, audace e senza tempo. 

Grazie Cleto!

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