Oltre l'impermeabile: il genio segreto di Peter Falk
A quindici anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 23 giugno 2011, la figura di Peter Falk subisce ancora quel curioso destino che tocca alle icone pop di magnitudo assoluta: essere così spaventosamente identificato con un singolo personaggio, l'iconico Tenente Colombo, da far sbiadire tutto il resto.
Ma ridurre Falk a quell'impermeabile stazzonato significa perdersi uno dei profili culturali più stratificati, intellettuali e d'avanguardia del panorama artistico americano del secondo Novecento. Falk non era solo un caratterista geniale prestato alla televisione commerciale; era un fine intellettuale, un artista visivo di talento e una colonna portante del cinema indipendente e d'autore globale.
Oltre il Personaggio: l'Intellettuale e il Pittore
Prima ancora di calcare le scene, Falk si muoveva in contesti tutt'altro che banali. Laureato in Scienze Politiche alla New School for Social Research e con un Master in Pubblica Amministrazione alla Syracuse University, tentò persino di entrare nella CIA (rifiutato, ironia della sorte, per il suo occhio di vetro). Questa densità intellettuale si traduceva in una comprensione profonda della psicologia umana, che portò con sé sul set.
Tuttavia, una delle sue più grandi (e meno note ) passioni era l'arte figurativa. Falk era un disegnatore e pittore accanito. Per decenni ha riempito taccuini e tele, frequentando regolarmente l'Art Students League di New York. La sua specialità erano i disegni a carboncino, gli schizzi di nudo e le nature morte. Chi lo conosceva intimamente descriveva un uomo capace di isolarsi per ore davanti a un foglio, catturando la realtà con linee nervose, espressive e profonde. Questa stessa sensibilità visiva, questa capacità di "osservare il dettaglio insignificante", fu la vera linfa emotiva che riversò nei suoi personaggi.
Disegnare per lui era una necessità quotidiana: molti dei suoi
colleghi raccontavano che, nei momenti di pausa sui set di Cassavetes o
della televisione, era facilissimo trovarlo in un angolo della stanza,
completamente isolato con il suo blocco da disegno e un pezzo di
carboncino in mano. Ed è impossibile scindere l'arte di Falk dalla sua condizione fisica: la
perdita dell'occhio destro a soli tre anni a causa di un retinoblastoma.
Nel disegno, la percezione della profondità cambia e si impara a
compensare concentrandosi intensamente sulle ombre, sui volumi e sui
contrasti.
Falk ha trasformato questo suo sguardo unico in un marchio
di fabbrica recitativo. Il suo celebre sguardo obliquo, quel modo di
inclinare leggermente la testa per inquadrare l'interlocutore, non era
solo una necessità fisica, ma divenne una scelta estetica consapevole.
Dava
ai suoi personaggi (che fossero i gangster disperati di Cassavetes o
l'apparentemente distratto Tenente Colombo) un'aria di costante, acuta
osservazione. Falk non ti guardava semplicemente: ti studiava come un
pittore studia un modello prima di imprimere il carboncino sulla tela.
In
fondo, per Peter Falk, recitare e disegnare erano la stessa identica
cosa: l'arte di catturare l'imperfezione umana e renderla
indimenticabile.
Il Sodalizio con John Cassavetes: L'Anima dell'Indie Americano
Se Colombo gli diede la sicurezza economica e la fama mondiale, fu il legame fraterno e artistico con John Cassavetes a consegnarlo alla storia del cinema d'élite. Falk non era solo un attore per Cassavetes; ne era il complice, il co-cospiratore e il finanziatore sotterraneo (usando i proventi della TV per coprire i buchi di bilancio dei film dell'amico).
Insieme a Gena Rowlands e Ben Gazzara, Falk divenne il volto della rivoluzione del cinema indipendente americano. Il metodo di Cassavetes, basato su una sceneggiatura ferrea ma lasciata decantare attraverso un'intensità recitativa che rasentava l'improvvisazione psicologica, trovò in Falk l'interprete ideale.
Mariti (Husbands, 1970): Accanto a Cassavetes e Gazzara, Falk mette in scena il vuoto esistenziale della classe media in una sbronza emotiva e disperata che ridefinisce i confini del realismo cinematografico.
Una moglie (A Woman Under the Influence, 1974): Qui regala una delle sue prove più monumentali nel ruolo di Nick Longhetti, un operaio incapace di gestire la fragilità mentale della moglie (Gena Rowlands). Falk spoglia il suo personaggio da ogni retorica, mostrando la brutalità e la tenerezza di un uomo comune di fronte all'incomprensibile.
Mikey e Nicky (Mikey and Nicky, 1976): Diretto da Elaine May (altra figura chiave della scuderia), il film è un tesoro nascosto in cui Falk e Cassavetes recitano praticamente l'uno specchiato nell'altro, esplorando il tradimento e la paranoia in una notte claustrofobica.
Il Volo Europeo con Wim Wenders
Il magnetismo culturale di Falk superò i confini americani per affascinare la New Wave europea. L'esempio più poetico e meta-cinematografico di questa trasversalità è la sua collaborazione con Wim Wenders nel capolavoro Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin, 1987).
Nel film, Falk interpreta... se stesso. Ma con un colpo di genio, Wenders rivela che "Peter Falk" è in realtà un ex angelo che ha rinunciato all'immortalità per godere dei piaceri terreni: il calore del caffè, il fumo di una sigaretta, il toccarsi le mani.
"Non ti vedo, ma so che ci sei", dice Falk nel film rivolgendosi all'angelo invisibile Bruno Ganz.
È una delle vette poetiche del cinema degli anni '80. Wenders scelse Falk proprio perché la sua figura portava con sé un'umanità così densa e immediata da risultare quasi "divina" nella sua semplicità. Falk tornò poi a lavorare con il regista tedesco anche nel sequel Così lontano, così vicino! (1993).
L'Eredità a 15 Anni dalla Scomparsa
A tre lustri dall'addio, Peter Falk ci appare oggi come un ponte irripetibile tra la cultura di massa e l'avanguardia più radicale. È stato l'uomo capace di intrattenere decine di milioni di spettatori in TV e, contemporaneamente, di decostruire il linguaggio cinematografico nelle fumose sale d'essai di New York e Parigi.
La sua recitazione, fatta di pause, gesti minimi, sguardi obliqui (valorizzati e non penalizzati dalla sua disabilità visiva) e una voce ruvida, resta una lezione di sottrazione e verità. Peter Falk ci manca perché incarnava un'epoca in cui il divismo poteva permettersi di essere spettinato, intellettuale, profondamente imperfetto e, proprio per questo, eterno.

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