Addio a David Hockney: si spegne l’iconico pittore dalle inconfondibili atmosfere

Il leggendario artista britannico è scomparso a Londra all'età di 88 anni. Dalle iconiche piscine di Los Angeles alla rivoluzione dei disegni su iPad, ha attraversato sei decenni di arte senza mai smettere di guardare avanti.
Con la morte di David Hockney si chiude una delle parabole più luminose e innovative del XX e XXI secolo. Un uomo che ha saputo unire la tradizione pittorica all’eccentrica cultura Pop e alle tecnologie digitali, lasciando un'eredità immortale.


Ragazzo dello Yorkshire che sognava la California
Nato a Bradford nel 1937, in un'Inghilterra ancora segnata dal dopoguerra, David Hockney ha manifestato fin da subito lo spirito del ribelle gentile. Formatosi al Royal College of Art di Londra a fianco dei pionieri della Pop Art britannica, Hockney ha sempre rifiutato le etichette rigide, preferendo una narrazione visiva intima, biografica e coraggiosa. È stato tra i primi artisti a raccontare apertamente l'omofobia e l'amore omosessuale in un'epoca in cui nel Regno Unito era ancora considerato reato.
Ma è nel 1964 che la sua vita e la storia dell'arte contemporanea cambiano per sempre. Attratto dalle ombre nette e dal sole accecante intravisto nei film hollywoodiani, Hockney si trasferisce a Los Angeles. Lì trova la sua vera tela tematica: l'acqua cristallina delle piscine, il cielo terso della West Coast, le ville moderniste e una libertà espressiva che si traduce in capolavori assoluti come A Bigger Splash e Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) quest'ultimo battuto all'asta nel 2018 per oltre 90 milioni di dollari, una cifra record per un artista vivente.

L'ossessione per lo spazio e la rivoluzione dello sguardo
Hockney non è stato solo il pittore del "sogno californiano". La sua è stata un'indagine filosofica e scientifica sulla percezione visiva. Attraverso i suoi famosi collage fotografici degli anni Ottanta, ha frammentato lo spazio in chiave quasi cubista, sfidando la prospettiva fissa dell'obiettivo fotografico per introdurre il fattore tempo all'interno dell'immagine statica.
La sua insaziabile curiosità lo ha riportato spesso alle sue radici, nei paesaggi dello Yorkshire, e successivamente tra le campagne della Normandia. Grandi tele dedicate alla natura, ai boschi e al mutare delle stagioni hanno dimostrato che il suo amore per la pittura figurativa non era un mero nostalgico ritorno al passato, bensì un modo per celebrare, come amava ripetere, la gioia di guardare il mondo ("Love Life").

L'ultimo pioniere: dai pennelli all'iPad
Mentre molti suoi contemporanei guardavano con diffidenza all'avvento del digitale, Hockney ha abbracciato il futuro con l'entusiasmo di un eterno debuttante. Ricordiamo tutti quanto lui sia stato tra i pionoeri a intuire le potenzialità artistiche di strumenti come i fax, i primi computer e, infine, gli smartphone e gli iPad. I suoi disegni digitali, capaci di catturare l'istantaneità della luce con un tocco di dito sullo schermo, sono diventati mostre acclamate in tutto il mondo, dimostrando che l'arte non dipende dal mezzo, ma dall'occhio di chi la crea.
Con i suoi inconfondibili occhiali dalla montatura spessa, i capelli biondo platino e i completi sgargianti, David Hockney è stato un'icona assoluta.
La sua agente, Erica Bolton, nel darne l'annuncio ha ricordato come si sia spento serenamente nella sua casa di Londra, a poche settimane dal suo 89esimo compleanno.

David Hockney si riflette in altri personaggi, si pensi per esempio ad Andy Warhol o a Truman Capote. Queste sono fra le icone culturali più brillanti, acute e anticonformiste del Novecento.
Soprattutto Hockney e Capote hanno condiviso lo status di "osservatori partecipanti" della propria epoca, legati in particolare dal fascino per la California e da un'amicizia fatta di stima reciproca.
Possiamo definirli dei cronisti del "sogno americano"? Assolutamente sì, c’è infatti un filo rosso, fatto di ironia, genialità e sguardi taglienti, che lega David Hockney a Truman Capote. Se lo scrittore di “A sangue freddo” e “Colazione da Tiffany” ha saputo immortalare con la penna i vizi, le virtìu e le fragilità dell'alta società americana, Hockney ha fatto lo stesso con il pennello. Entrambi, da posizioni dichiaratamente eccentriche e fuori dagli schemi, sono diventati i custodi visivi e letterari di un'epoca. La precisione descrittiva della grande letteratura e la forza cromatica dell'arte visiva, sono state entrambe capaci di svelare la profonda malinconia nascosta dietro il luccichio del successo.

Oggi il mondo dell'arte è decisamente più grigio. Ma ci restano i colori di Hockney, i suoi amatissimi cani, gli spruzzi d'acqua cristallizzati nel tempo e quella sua straordinaria, immutata capacità di insegnarci, ogni volta, a guardare il mondo con occhi sempre nuovi.




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