L’equilibrio perfetto tra terra e arte: in memoria di Mario Matasci (1931-2026)
La recente scomparsa di Mario Matasci non segna soltanto la fine di una lunga e ricca esistenza, ma anche la chiusura di un capitolo irripetibile per il panorama culturale ticinese. Direttore d'orchestra di due mondi apparentemente distanti (l'enologia e l'arte figurativa), Matasci ha incarnato la sintesi perfetta tra la concretezza della terra e l'astrazione dello spirito, definendosi con genuina umiltà: «Enologo per destino, collezionista per caso».
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| una delle ultime apparizioni di Mario Matasci e dietro il suo quadro "faro", grazie al quale tutto è iniziato |
Il destino della terra: la vigna e l'enologia
Nato a Tenero nel 1931, Mario Matasci abbraccia il mestiere di famiglia diplomandosi in enologia nel 1953. Fino alla metà degli anni Ottanta, il suo rigore professionale si traduce nel consolidamento dell'azienda vitivinicola paterna. Il vino, per Matasci, non è mai solo una mera merce di scambio, bensì un prodotto culturale, un legame profondo con l'identità del territorio. La sua dedizione contribuisce negli anni ad elevare ulteriormente la tradizione vinicola del Canton Ticino, traducendo il "destino" ereditato in un’eccellenza riconosciuta.
Il "caso" dell'arte: la nascita di una visione
Se il vino è stato il suo percorso biologico, l'arte è stata la sua improvvisazione geniale. Il primo quadro acquistato da Mario Matasci è stato Madre Coraggio del pittore svizzero Erwin Sauter.
L'acquisto è avvenuto casualmente nell'estate del 1969 all'interno di un'osteria, quando l'artista avvicinò Matasci e gli propose di comprare il dipinto per un centinaio di franchi svizzeri poiché aveva bisogno di denaro. Quest'opera ha dato ufficialmente il via alla copiosa e rinomata Collezione Matasci. A partire da quel momento, quel collezionismo nato “da un caso" si trasforma in una vocazione travolgente. Matasci ha sempre cercato le storie, la carne, la poesia e l'inquietudine degli artisti, stringendo legami indissolubili con figure locali e internazionali.
Amava le storie complesse, complicate, tristi, tragiche, folli… in un incontro recente con Poletti egli aveva le condiviso la visione più tragica e complessa di questa “Madre Coraggio”, dove egli vedeva una donna stremata che dormiva disperata anche inconfortevolmente sui sassi. Poletti invece ne vedeva una visione inversa, di protezione da parte di una luna che permetteva a questa madre finalmente un meritato riposo ristoratore, senza timore, protetto dai raggi della madre-luna quasi fosse un manto a rendere comodi perfino i sassi.
Matasci dalla prima acquisizione ha sviluppato il suo amore incondizionato per l’arte. Dalla storica Galleria Matasci in Villa Jelmini allo Spazio Matasci Arte a Tenero, fino all'apertura nel 2009 del celebre "Il Deposito" di Cugnasco-Gerra, Matasci ha progressivamente democratizzato l'arte. Il Deposito, in particolare, è diventato un tempio laico dell'espressività artistica territoriale (si pensi alla valorizzazione di figure uniche come Claudio Baccalà), un luogo sottratto alle logiche di mercato dove il pubblico poteva ( e si spera potrà sempre) incontrare la bellezza e l'identità ogni domenica pomeriggio, accolto dalla generosità dello stesso mecenate.
Un'eredità oltre il tempo
La critica d'arte contemporanea deve a Mario Matasci uno sguardo indomabile, originale e mai allineato, capace di scorgere il talento nell'autenticità primitiva prima che nelle mode del momento. Il documentario di Vito Robbiani, “Le scelte di Mario”, ne aveva già cristallizzato la filosofia: una vita guidata dall'istinto profondo, dalla sensibilità verso l'armonia (espressa fino alle ultime mostre dedicate a Italo Valenti) e da un'incredibile generosità umana.
Con la sua scomparsa a 94 anni, il Ticino perde un gran signore, gentilissimo, aperto e vero faro intellettuale.
Ma lui continuerà a vivere: nelle sue cantine che continueranno a profumare di mosto e nelle pareti del Deposito vibranti di colore. Mario Matasci ci lascia una lezione fondamentale: l'arte e la vita, se coltivate con passione sincera, si nutrono a vicenda, rendendo l'esistenza un'opera d'arte totale. Grazie per tutto.


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